Se vale per le liste…

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decreto_piede_dentroVincino, sul Foglio

Primo marzo 2010

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Sciopero degli stranieri.

Nimby/2

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Anche nel Lazio, se vincerà il centrodestra, niente nucleare!

Appunto.

nucleare2

(via)

Piccoli Obama crescono

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Ebbene sì. Anche la campagna elettorale per le regionali è sbarcata sul web. Con trovate a volte un po’ spiazzanti o assolutamente scioccanti, ma tutto sommato con intenti e risultati apprezzabili.

Qui una panoramica.

Nimby

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nucleare1Il governo ha approvato il decreto legislativo che indica i criteri per la localizzazione dei siti nucleari.

Con il pieno sostegno dei suoi amministratori locali.

Il nucleare è bello e buono, dichiarano esponenti di Pdl e Lega.

Anche se poi tutti aggiungono una postilla: i siti andranno individuati da qualche altra parte. In un’altra provincia, in un altro comune, in un’altra regione…

“In Lombardia siamo vicini all’autosufficienza, quindi non c’è bisogno di centrali in questo momento. Ciò non toglie che io condivida la scelta del governo a favore del nucleare” (Roberto Formigoni, Pdl, candidato alla rielezione alla guida della Lombardia)

“Sono favorevole al ritorno dell’Italia al nucleare, ma dico no a una centrale e ad eventuali parchi tecnologici di stoccaggio di rifiuti radioattivi in Puglia” (Rocco Palese, Pdl, candidato alla presidenza della Puglia)

“Io ho assolutamente votato a favore di questi criteri”, ma “il Veneto ha oggi un bilancio energetico positivo, produce più energia di quanta ne compri”, quindi “al momento, pur parlando non da tecnico, la vedo molto difficile” (Luca Zaia, Lega Nord, ministro dell’Agricoltura e candidato alla presidenza della regione Veneto)

E’ la vecchia storia del Not in my back yard (Nimby). Valida sempre, figuriamoci in tempi di campagna elettorale…

Eluana

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Dopo un anno, restano solo le polemiche.

Cie? Meglio la galera

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«Peggio della galera!». «Qua viviamo come gli animali, peggio dei cani». «Per favore, fate qualcosa. Noi stiamo soffrendo qua». Le immagini sono registrate con un cellulare. Gli uomini che compaiono davanti all’obiettivo, immigrati di diverse nazionalità, dicono di voler denunciare le condizioni disumane di vita nel Centro di identificazione ed espulsione di Bari.

Qui l’articolo. Qui la denuncia di Radioradicale.it.

Haiti sotto le macerie/2

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Le immagini di Haiti devastata non dicono per intero il disastro, come quasi sempre accade nelle grandi calamità naturali. Dicono il punto terminale di una storia lunga, accorciandola e sforbiciandola d’imperio. (…)

Lo strazio umanitario ha questo di peculiare: cancella ogni errore, di governi locali o di potenze esterne o di mafie. Mette in scena un male interamente naturale, che fa tabula rasa della storia. (…)

Barbara Spinelli invita a ricordare che quella di Haiti è una “catastrofe non solo naturale”.

Haiti sotto le macerie

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haiti-liberteIl settimanale Haiti Liberte è una delle voci di un Paese “sotto le macerie”. Il Paese più povero d’America, raso al suolo il 12 gennaio da un tremendo terremoto. Un Paese che chiede aiuto.

E noi? Così rifletteva qualche giorno fa Massimo Gramellini:

(…) Ho appreso che l’ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l’aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull’incongruenza di una situazione che - complice la potenza evocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. (…)

“Una guerra tra poveri”

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“Una guerra tra poveri”, la definisce Antonella Buzzere, 31 anni, casalinga. Il 7 gennaio è stata aggredita assieme ai due figli da un gruppo di extracomunitari. E si sente “più tranquilla solo ora che sono stati allontanati. Ma lunedì è scesa in piazza “per dire che non è vero che noi rosarnesi siamo razzisti” e perché da una settimana, dalla sera in cui sanguinava e nessuno dalle forze dell’ordine è stato mandato in suo soccorso, chiede risposta a una domanda: “Perché lo Stato si è dimenticato di noi?”.

Rosarno raccontata da una rosarnese.

L’articolo è di qualche giorno fa.