Archive for the Europa Category

Europarlamentari

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Si sente dire, in questi giorni, che un parlamentare europeo non può fare niente, e che l’efficacia è interamente in mano ai capi di partito e ai grandi funzionari, dunque l’elezione sarebbe una pensione di lusso o una sinecura burocratica. E’ del tutto falso. Nessuna carica istituzionale dà altrettanta capacità di influenza personale, a chi voglia e sappia usarla. A chi conosca il mondo o abbia voglia di imparare a conoscerlo, e di impararne le lingue, e di affrontarne i problemi. Anche da sola o da solo, con l’autorevolezza che gli viene dalla carica, con le risorse materiali e le collaborazioni umane che gli vengono dalla macchina dell’Unione, un parlamentare europeo può fare moltissimo. Non mi fermerò ancora sull’esempio memorabile di Alexander Langer. Voglio dire, quanto all’oggi, che la conferma di questa eccezionale opportunità la danno da sempre i parlamentari europei radicali. La loro presentazione solitaria a queste elezioni garantisce pressoché certamente della loro esclusione, per la prima volta, dal Parlamento europeo. E’ una delle iperboliche porcherie di questa tornata elettorale, europea e amministrativa, nell’insieme del centrosinistra e in tutti i suoi pezzi, che non era mai arrivato a un così demenziale autolesionismo. L’ esperienza dell’ultimo governo Prodi sembrava aver segnato un traguardo senza ritorno nel delirio frazionista e parassitario di questo campo. Non bastava, evidentemente. Si beva pure fino alla feccia: ma non si proclami che tanto a Bruxelles si va a timbrare un cartellino. Si va a misurarsi col mondo, chi ne è capace. Chi ne è capace, sarà metodicamente escluso dalla possibilità di farlo, perché non abbia limiti la selezione alla rovescia che domina la vita pubblica contemporanea.

Adriano Sofri (qualche giorno fa)

(via)

Identificatore di voto

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Non so se davvero aiuta a capire quale partito votare alle europee, ma Eu-profiler è fatto da gente seria e di sicuro aiuta a riflettere sui contenuti e non solo sui nomi, una volta tanto.

Acque procellose

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Sulla crisi che investe l’Europa e l’Unione europea, efficace, in poche righe, l’analisi di Adriana Cerretelli sul Sole 24 ore.

“Almeno per ora la crisi non spacca l’Europa. Non lo fa perché a bocciare la logica dei due blocchi, al vertice Ue di Bruxelles, sono stati Paesi dell’Est prima ancora di quelli dell’Ovest. (…) Nessuna involuzione, dunque, ma nemmeno nessuna sostanziale evoluzione ieri del modello europao. (…) Un esercizio forzato di concordia a 27, di solidarietà concreta, ma limitata. Nonostante la bufera che l’assedia, l’Europa continua ad avanzare a tentoni, in attesa che la crisi la costringa al prossimo piccolo passo”.

E a proposito di piccoli passi, il trattato di Lisbona, quello che dovrebbe dotare l’Unione europea di regole più snelle, quello che è stato firmato in pompa magna in riva al fiume Tago il 13 dicembre 2007, non è ancora entrato in vigore. Il termine ultimo che era stato ottimisticamente fissato per le ratifiche, l’inizio del 2009 (in tempo per le elezioni dell’Europarlamento) ormai è saltato. Si attende che l’Irlanda annunci la data di un secondo referendum, per rimediare a una prima sonora bocciatura del trattato (il no di Dublino, da solo, può bloccare tutto). Si spera nell’autunno. Sempre che la crisi non cambi, prima di allora, tutte le carte in tavola.

Aspettando l’Europa

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eiffel1

…credo in un’Europa politica, che agisce, che si impegna e che fa sentire la sua voce nel mondo. L’Europa è un fantastico moltiplicatore di potenza. Non siamo mai tanto forti come quando siamo uniti, mai tanto ascoltati come quando ci esprimiamo con una voce sola. (N. Sarkozy, intervista a La Stampa)

Sarà anche una posizione obbligata e di comodo, causa crisi economica. Ma le dichiarazioni che vengono sempre più frequenti e forti dai leader europei (prima tra tutte Angela Merkel), di fedeltà e fiducia nel progetto Europa, sono un ottimo segnale e una boccata d’ossigeno, per quel progetto. I problemi restano. Un trattato doveva essere ratificato prima delle elezioni dell’Europarlamento e non lo sarà. Ma soprattutto, i 27 Stati membri palesemente ragionano e agiscono “a più velocità”. Le differenze, in parte tacitate dalla forte guida francese nel secondo semestre 2008, riemergono con asprezza, adesso, durante la euroscettica e debole presidenza ceca. E poi, ci sono i summit paralleli, con i Paesi dell’est che si danno appuntamento per rispondere a una sola voce ai “big”, che a loro volta si incontrano per presentarsi uniti sulla scena mondiale.
Insomma, al momento è solo incertezza e confusione, (poco) entusiasmo e (tanta) sfiducia. Chissà, però, che proprio la crisi economica non rappresenti l’occasione perché questa entità a tratti incomprensibile che è l’Europa, finalmente si dia una forma e una personalità politica più definite.
C’è tutta una “generazione Erasmus” che attende soltanto che arrivi il momento di dare una mano.