Archive for gennaio, 2009

Camorra, tronisti e calendari

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Ma davvero Casal di Principe, “la terra di Gomorra”, ha bisogno di questo?

Ateismi

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Ricordate la storia dei non credenti e dei bus genovesi? Il lieto fine sembra a portata di mano. Pare proprio che l’Unione Atei, Agnostici e Razionalisti vedrà sfilare il suo slogan sui mezzi pubblici, per le vie della città. E’ bastata soltanto una piccola correzione del testo all’insegna del politicamente corretto, per non turbare le coscienze altrui. Peccato, però, che la correzione non sia poi tanto piccola. E che tutta la faccenda continui a sembrare assurda.

“La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno” (prima)

“La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L’ottima è che credono nella libertà di espressione”. (dopo)

Politici senza sonoro

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“Nei momenti di panico le urla degli sfascisti servono quanto le barzellette degli ottimisti, cioè nulla”.

Stamattina Massimo Gramellini osserva dentro quell’acquario di grisaglie boccheggianti, che sono i tg senza sonoro.

Blog di carta

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E’ uscito il primo numero di The printed blog. Un nuovo giornale, distribuito (per ora) a Chicago e San Francisco. Un’impresa all’apparenza kamikaze visti i tempi che corrono, ma con alla base un’idea del tutto originale: portare i blog su carta. In sostanza, i contenuti vengono forniti dai blogger, la pubblicità paga, per i lettori è tutto gratis. E l’ambizione è quella di moltiplicare e modulare le edizioni, puntando sulle notizie iperlocali, che più da vicino interessano la gente e gli inserzionisti. Ed è forse proprio quest’ultimo l’elemento che davvero merita attenzione. Perché, a giudicare dal primo risultato, su carta i post (per di più senza link, commenti, ecc.) non sempre ci guadagnano. Anzi.

Lo specchio di Bush

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THE PAST PRESIDENT: …I don’t see how I can get back home in Texas and look in the mirror and be proud of what I see if I allowed the loud voices, the loud critics, to prevent me from doing what I thought was necessary to protect this country.

…Non vedo come avrei potuto tornare a casa in Texas e guardarmi allo specchio ed essere orgoglioso di quel che vedo, se avessi permesso alle forti voci, alle forti critiche, di impedirmi di fare quello che pensavo fosse necessario per proteggere questo Paese.

Mentre George W. Bush, si confronta con lo specchio del suo famoso ranch in Texas, Errol Morris (quello di The Fog of War) ha deciso di interrogare i ritratti degli otto anni della presidenza più denigrata della storia.
La domanda è: “What manner of man he was…” (Che razza di uomo era?).

Nel cercare una risposta, Morris ha chiesto aiuto a tre photo editors delle agenzie Associated Press, Agence France-Presse e Thomson Reuters. Ognuno di loro ha scelto i ritratti del presidente W a suo giudizio più significativi. La rassegna (per il blog di Morris sul New York Times) è davvero intrigante.

La foto più attuale, oggi, mi sembra questa:

afp-con-putin1Incontro Bush-Putin del maggio 2005. A dispetto dei sorrisi, il progetto di uno scudo missilistico Usa da installare a due passi dal confine russo, progetto ostinatamente portato avanti da W., aveva ricreato un clima da Guerra fredda. Ma Barack Obama (”leader appartenente a una generazione post Guerra fredda”, sottolineano dal suo staff) pare aver fatto presto a ottenere il disgelo.

Da non perdere, l’ultima delle famose buffe espressioni del past-president. Sfoggiata in occasione del saluto allo staff della Casa Bianca. reuters_bush1

Ma perché? Perché no

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gomorraPerché Gomorra è fuori dagli Oscar? Come previsto, l’inattesa (almeno in Italia) esclusione dalle nomination del film di Matteo Garrone ha esercitato la fantasia di molti. Improvvisate analisi di mercato, immotivati attacchi di vittimismo, accanto a più o meno improbabili teorie complottistiche. Colpa dei distributori americani del film (tra le ipotesi anche di Mereghetti). No, colpa di Domenico Procacci e della sua Fandango. No, poverino, non poteva farci niente: in realtà il sistema di selezione dei film stranieri è marcio.

A un certo punto è anche spuntata una sorprendente ipotesi: “E se Gomorra fosse ‘vittima’ di Daniele Piombi?”. Sì, proprio così: una ritorsione dell’Academy contro il (dimenticato) presentatore nostrano. Gli americani hanno contestato alla Rai l’utilizzo del marchio registrato ‘Oscar’, per il programma concorrente dei Telegatti: il “Premio regia televisiva – Oscar dell’anno”. Ma quel titolo se l’era inventato Piombi e evidentemente ci teneva, per cui l’anno scorso ha deciso di fare causa all’Academy. Di qui la teoria: l’esclusione di Gomorra sarebbe una non tanto sottile vendetta verso l’italico presentatore.

E così, l’amore per la dietrologia o un più banale non saper perdere, ha indotto molti a omettere tra le ipotesi, la più semplice. E se la giuria avesse semplicemente fatto il suo mestiere? Se lo avesse proprio scelto, di escludere Gomorra dagli Oscar? Pare un tabù anche solo pensarlo. Eppure Roberto Saviano (proprio lui, l’autore) l’ha detto, l’ha spiegato:

“Non c’è identificazione con i personaggi come nel Padrino, non c’è un ritmo da film criminale classico. Gomorra ha pagato una ricostruzione della criminalità che non è piaciuta”.

Soltanto questo.

Così l’aveva detto, su La Stampa, Massimo Gramellini:

“Forse dovremmo provare a metterci nei panni di quella giuria. Cosa cerca un appassionato di cinema in un film? Sempre le stesse tre cose, secondo la celebre definizione di Hitchcock: the story, the story and the story. La storia, la storia e la storia. Ovvero: la narrazione per immagini di una materia nella quale tutti gli uomini del pianeta si possano rispecchiare. (…) Tutto questo in Gomorra non c’è. C’è un coraggioso spaccato di cronaca che non si fa romanzo”.

E se così non fosse? Se non di libera scelta dei giurati, ma di complotto realmente si trattasse? Nell’incertezza meglio, forse, prenderla con filosofia. Alla Toni Servillo:

“Mi dispiace, ma non ne farei una tragedia”.

 

AVVISO AI NAVIGANTI:
IL BLOG DI ANTONELLO CAPORALE HA RIPRESO IL SUO CORSO

Quarantasette

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Anastasia Baburova, 25 anni, reporter della Novaja Gazeta (quella di Anna Politkovskaja) è stata uccisa il 19 gennaio a Mosca assieme all’avvocato Stanislav Markelov. Secondo Isf (Information safety and freedom) è “il quarantasettesimo giornalista ucciso nella Federazione Russa dal 2000, anno di insediamento di Vladimir Putin”. E’ vero che in Iraq ne muoiono altrettanti in un anno, ma lì c’è la guerra o qualcosa che molto le assomiglia.

Day One

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Dicono che è tutto studiato, perché il cambiamento viene percepito dalla gente più chiaramente attraverso i piccoli segni.

2009-01-21-obama

Bush mai aveva tolto la giacca nello Studio ovale. Obama nel suo primo giorno di lavoro si è fatto fotografare in maniche di camicia.

E poi ha cambiato il sito della Casa Bianca, ha ripetuto il giuramento (per stare proprio tranquilli, dopo l’errore), ha congelato gli stipendi dei funzionari del governo superiori a 100mila dollari, ha fermato Guantanamo, ha fatto qualche telefonata per la pace in Medio Oriente…

Great expectations

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obama1Fiducia, ma anche pazienza. Il tempo necessario per far funzionare le cose. E’ quello che Barack Obama ha chiesto agli americani al momento della sua elezione. E, stando ai sondaggi del New York Times, lo ha ottenuto.

“President-elect Barack Obama is riding a powerful wave of optimism into the White House, with Americans confident he can turn the economy around but prepared to give him years to deal with the crush of problems he faces starting Tuesday.
Most Americans said they did not expect real progress in improving the economy, reforming the health care system or ending the war in Iraq — three of the central promises of Mr. Obama’s campaign — for at least two years. The poll found that two-thirds of respondents think the recession will last two years or longer”.
(New York Times)

(Non per infierire…): Solo il 22% degli americani intervistati dal NYT dà un giudizio positivo degli otto anni di presidenza Bush. Ma le premesse non erano così buone. A pochi giorni dal suo primo giuramento, nel 2001, solo il 43% era disposto a scommettere che W. sarebbe stato un ottimo o almeno un buon presidente. Gli altri ci avevano visto giusto, a quanto pare.

(Primo in partenza): Il 79% degli americani pensa che le cose andranno bene, o comunque sempre meglio, nei prossimi quattro anni. Questo dato pone Obama al primo posto di una specialissima classifica “presidenziale” (in gara i presidenti più recenti, al loro primo mandato). Alle sue spalle Jimmy Carter (1977) e Bill Clinton (1993), che al momento del giuramento per il loro primo mandato potevano vantare un 70% di ottimisti. A seguire Ronald Reagan (1981), con il 69% e George Bush padre (1989), con il 68%. George W. Bush nel 2001, aveva quindici punti in meno del suo successore: 64%.

(Paure): Cosa spaventa di più gli americani se pensano a Obama come presidente? 1. L’inesperienza (12%). 1. Potrebbe non finire il mandato/potrebbe succedergli qualcosa (12%).

Please, don’t call me Fido

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Tg5 delle 13. Servizio sull’oroscopo per cani (a seguire, un pezzo sull’amicizia tra un cane e un’orca).
Iniziava più o meno così…”Fido e Fuffy”. Cane e gatto, noo?