30
apr
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Oggi il primo editoriale del nuovo direttore de La Stampa, Mario Calabresi.
La sfida per i giornali è oggi quella di riuscire a decifrare la complessità offrendo chiavi di lettura. È di essere credibili, affidabili, corretti e curiosi. Il giornalismo non è intrattenimento, tanto meno l’inseguimento dell’ultima stranezza: mi sta a cuore che si spieghi se la febbre suina è davvero pericolosa, senza cadere in un sensazionalismo fine a se stesso, o se un terremoto può essere previsto senza farsi condizionare dalle convenienze politiche.
E citazione finale di Indro Montanelli, che suona come una promessa:
«I giornalisti sono al servizio dei giornali e i giornali dei lettori. Chi pensa il contrario farebbe bene a cambiare mestiere».
In archivio qui una sua lezione, nella cronaca di un manipolo di giornalisti in erba e in allenamento su La Sestina. E riscopro il consiglio che allora più mi rimase impresso e che oggi mi torna più utile:
«Avere un metodo. Il metodo è fondamentale, è la sostanza. È quello che fa la differenza, in questo mestiere».
Tags: editoriale, Giornali, La Stampa, lezione, Mario Calabresi
30
apr
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Non so se davvero aiuta a capire quale partito votare alle europee, ma Eu-profiler è fatto da gente seria e di sicuro aiuta a riflettere sui contenuti e non solo sui nomi, una volta tanto.
Tags: elezioni, eu-profiler, europee, voto
30
apr
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Campagna australiana contro gli abusi sui minori.
(via)
Tags: abusi, manifesti, minori
28
apr
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Mentre in Parlamento si torna a discutere di ronde, a Padova il prefetto comunica che per il pagamento delle missioni ai poliziotti in cassa ci sono solo tre euro. Per l’esattezza: «Il saldo del capitolo di spesa è attualmente di 3,39 euro».
Tags: Padova, polizia, prefetto, ronde
28
apr
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Ieri l’Air Force One 2 (quello di riserva) ha volato a bassa quota nei cieli di New York per un servizio fotografico. Peccato che nessuno ci avesse pensato ad avvisare i cittadini… Nella Grande Mela è scoppiato il panico. E i quotidiani locali hanno confezionato per oggi grandi titoloni di prima pagina.


Tags: Air Force One, New York, paura
28
apr
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…viviamo in un Tempo di eroi. Dice bene Gramellini:
Dopo aver visto in televisione un documentario sul Medioevo che pullulava di terremoti, bancarotte, carestie, epidemie, dazi, balzelli, crociati, pirati, monaci questuanti, profeti di sventura e cavalieri che vollero farsi re.
Dopo essermi accorto che non era un documentario sul Medioevo, ma un’edizione del telegiornale (forse la presenza di Capezzone e Cicchitto avrebbe dovuto insospettirmi).
Dopo essermi alzato dalla poltrona e aver controllato che il ponte levatoio e le sbarre - pardon, l’antifurto e le grate - fossero in grado di reggere l’urto dei clandestini accampati giù a valle. Dopo aver infilato l’elmo - il casco - sulla testa per proteggermi dai pericoli della strada, la mascherina sulla bocca per proteggermi dall’influenza suina (se si incrocia con l’aviaria avremo i famosi porci con le ali), l’impermeabile sulle spalle per proteggermi dalla bufera che imperversa nei cieli, il giubbotto antiproiettile sulle zone sensibili per proteggerle dall’insidia degli orchi e i peli sullo stomaco per proteggerlo dal ricatto dei postulanti che si assembrano ai semafori con l’occhio liquido.
Dopo aver fatto tutto questo, redatto testamento ed essermi confessato, ho preso la decisione più perigliosa della mia vita. Ho aperto la porta e sono uscito di casa.
Tags: emergenza, eroi, febbre suina, Gramellini
27
apr
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E’ di febbraio la recensione del New York Times dell’altro film italiano dell’anno: Gomorra (in inglese, Gomorrah). (vedi, a seguire, il Nyt su Il Divo)
Non è finzione cinematografica, cerca di spiegare il giornale ai suoi lettori. E’ una realtà sconosciuta, ma pur sempre vera. E’ un’istantanea dell’inferno (a snapshot oh hell), ma senza certe “belle morti” da grande schermo.
There are no colorful characters in “Gomorrah”, Matteo Garrone’s corrosive and ferociously unsentimental fictional look at Italian organized crime; no white-haired mamas lovingly stirring the spaghetti sauce; no opera arias swelling on the soundtrack; no homilies about family, honor or tradition; no dark jokes; no catchy pop songs; no film allusions; no winking fun; no thrilling violence. Instead, there is waste, grotesque human waste, some of which ends up illegally buried in the same ground where trees now bear bad fruit, some of which, like the teenager scooped up by a bulldozer on a desolate beach, is cast away like trash.
(…) this world doesn’t need any embellishment: it’s freaky and eye-catching enough. Yet there’s another dimension to his visual reserve, a sense of modesty that feels like a moral imperative. There are no beautiful deaths in “Gomorrah,” no gorgeous geysers of blood. You don’t admire Mr. Garrone’s virtuosity when someone dies. Here, murder is grimly on point: “We have to score, kill, and we need money.”
(qui il trailer per le sale americane)
Tags: Gomorra, New York Times, recensione
27
apr
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Poker-faced, blinking behind thick, tortoiseshell glasses, the distant traces of a smirk playing on his lips, Mr. Andreotti sidles through the corridors of power like a shy undertaker, his shoulders hunched, his elbows clamped to his sides, a security detail trailing him like a funeral cortege.
Il Divo, di Paolo Sorrentino, con il sottotitolo “The spectacular life of Giulio Andreotti” e un trailer di grande effetto, sbarca negli Stati Uniti. Accolto da un’entusiastica recensione del New York Times: “Out of Fellini and into The Godfather, a politician’s life”.
Il critico mette in guardia dalla difficoltà di comprendere (difficult to decipher) una storia che è tutta interna alla politica italiana, ma poi si sbilancia:
The filmmaking is sensational
“Il Divo” is a tour de force of indelibly flashy imagery
Almost every shot in the film is a grand composition, with heavy chiaroscuro and emotionally stirring music (a compendium of Sibelius, Fauré, Vivaldi and Saint-Saëns, along with Beth Orton, Teho Teardo and Trio’s “Da Da Da”). As operatic cinema, it ranks alongside the best of Martin Scorsese and Francis Ford Coppola.
(via Camillo)
Tags: Andreotti, Il Divo, New York Times, recensione, Sorrentino
27
apr
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La febbre suina preoccupa e allarma. Ma forse complice quel nome, che fa un po’ ridere, dalle parti di New York qualcuno, nel dare la notizia, cerca di sdrammatizzare. Così:

Now more than ever don’t go around hugging and kissing random elementary schoolchildren, or pigs, in Queens.
Ora più che mai non andate in giro ad abbracciare e baciare alunni di scuola elementare, o maiali, nel Queens.
Tags: febbre suina, gawker, New York