19
apr
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Gli stipendi degli italiani che entrano nel mondo del lavoro (i giovani, esatto) sono più bassi di quelli dei loro coetanei di molti altri Paesi europei (in pratica, stanno peggio di noi solo i Paesi dell’Est). Lo sapevamo, certo. Ma i numeri che questo articolo del Messaggero snocciola, ci aiutano a ricordare da dove traggono origine tutte quelle storie sui bamboccioni, che a 30 anni ancora vivono con mammà e papà, o sui cervelli in fuga, che scappano dall’Italia appena possono.
Il ricercatore italiano con un’esperienza lavorativa compresa tra 0 e 4 anni guadagna circa 12.500 euro l’anno contro i 30.500 del collega francese ed i circa 24.000 di quello tedesco (prescindiamo per semplicità dalle differenze che pure esistono tra uomini e donne). In Spagna si arriva comunque vicino ai 17.000: per trovare compensi più bassi bisogna guardare ai Paesi dell’Est. Distanze notevolissime, che però si accorciano con il progredire della carriera. I ricercatori con più di 15 anni di esperienza hanno in media in Italia una retribuzione annua intorno ai 49.000 euro, leggermente superiore a quella degli spagnoli e pari a circa due terzi di quella di francesi e tedeschi (rispettivamente 73.000 e 77.000 euro). Lo scarto c’è ancora ma è minore di quello accusato a inizio carriera: con Francia e Germania, come abbiamo visto, il rapporto era di uno a due, o a due e mezzo. Ancora una volta, essere giovani da noi non paga.
Tags: bamboccioni, cervelli in fuga, giovani, stipendi
28
ott
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In Inghilterra una domanda anima il dibattito politico: troppi giovani nei posti che contano?
Aspettando il giorno in cui anche qui dovremo porci questa domanda, è interessante il ragionamento con cui l’Economist arriva alla conclusione che a dispetto dell’argomento spesso esibito per cui “tempi seri richiedono statisti maturi”, in realtà questo è proprio il momento di affidarsi a un “novellino”.
Still, lack of personal experience does not disqualify someone from holding valid opinions, if curiosity and hard work compensate. And the young plainly have no monopoly on gross misjudgment. Probably the triumph of youth is less a worry than a startling and contradictory oddity. The thrust of political discourse is that serious times call for mature statesmen. Superannuation, rather than sprightliness, is ostensibly in vogue. But, contrary to Mr Brown’s famous dictum, beneath the rhetoric and behind the scenes, it is indeed time for a novice.
Tags: Economist, giovani, politica
13
mar
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Piccola (semiseria) rettifica al post precedente. E’ vero, il New York Times ha un editorialista trentenne: Corriere e Repubblica no. E’ vero, nella nostra politica si considerano giovani i quarantenni (e dalla prospettiva di un premier settantenne è innegabilmente così). E’ vero, nelle università, nell’imprenditoria e in mille altri settori, il discorso non cambia (a parte lo sport, forse, ma per ovvie ragioni).
A quanto pare, però, anche in Italia ci sono trentenni al top. Possono rivendicarlo tutti coloro che si battono contro un certo giovanilismo. Ecco la prova provata:
Ha solo 30 anni ma è un capo assoluto, è nato a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, ed è residente a Kaarst, nel land tedesco Renania-Westfalia.
E’ il profilo (o meglio, l’identikit) di Giovanni Strangio, un trentenne italiano al vertice. Della ‘ndrangheta.
Tags: 'ndrangheta, giovani, Italia, Strangio