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Emigranti
Posted in giornalismi | No Comments »mica tanto tempo fa…
(grazie a Blob e a Freddy Nietzsche)
mica tanto tempo fa…
(grazie a Blob e a Freddy Nietzsche)
Cosa spinge sessanta albergatori di un’isola incantata a svuotare le fogne direttamente in mare, davanti a una delle spiagge più belle, ammorbando la natura che dà loro lavoro e benessere? Nel gesto atroce e autolesionista degli inquinatori di Ischia si ritrova una sintesi dei tre fattori che rappresentano la fotografia della crisi morale italiana. Il primo è l’ignoranza: si usa il mare da pattumiera come se fosse il pozzo dell’oblio e le onde avessero il potere di dissolvere l’immondizia o di trascinarla in un altrove che non ci riguarda e di cui non saremo noi a pagare le conseguenze. Il secondo fattore è l’idea che ciò che appartiene a tutti in realtà non appartenga a nessuno. L’Italia è il Paese dove i cessi privati sono splendenti come musei e i musei pubblici sporchi come cessi. Lo Stato non siamo mai noi, ma Loro, un’entità astratta e tendenzialmente nemica che ha il volto della politica e il solo scopo di portarci via i soldi attraverso multe e tasse.
Il terzo fattore, a mio avviso il più grave, è la morte del futuro. Ne parlo spesso, forse per esorcizzarla. Ma in quei sessanta albergatori che per risparmiare il costo di uno smaltimento corretto dei rifiuti accettano il rischio di inquinare i luoghi nei quali vivono e sulla cui bellezza campano, vedo la mentalità diffusa di chi considera domattina l’ultimo orizzonte immaginabile della propria vita. E pur di far quadrare i conti della settimana è disposto a pregiudicare quelli dei figli e dei nipoti.
(Massimo Gramellini, La Stampa, 5 giugno 2009)
C’è poco da aggiungere, ahimé.
L’agenzia di stampa cinese Xinhua fa il punto sullo stato di salute dell’economia italiana. Il titolo è eloquente: “Vecchi ostacoli e la nuova crisi colpiscono la lenta economia italiana“. L’analisi è sintetica e per certi versi semplificatoria. Ma i dati, che pure conosciamo, messi in fila sono sempre disarmanti. E soprattutto, è brutto sentirselo dire dagli altri quanto siamo “lenti”.
Piccola (semiseria) rettifica al post precedente. E’ vero, il New York Times ha un editorialista trentenne: Corriere e Repubblica no. E’ vero, nella nostra politica si considerano giovani i quarantenni (e dalla prospettiva di un premier settantenne è innegabilmente così). E’ vero, nelle università, nell’imprenditoria e in mille altri settori, il discorso non cambia (a parte lo sport, forse, ma per ovvie ragioni).
A quanto pare, però, anche in Italia ci sono trentenni al top. Possono rivendicarlo tutti coloro che si battono contro un certo giovanilismo. Ecco la prova provata:
Ha solo 30 anni ma è un capo assoluto, è nato a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, ed è residente a Kaarst, nel land tedesco Renania-Westfalia.
E’ il profilo (o meglio, l’identikit) di Giovanni Strangio, un trentenne italiano al vertice. Della ‘ndrangheta.
“Just like there is little point in having fast trains running on slow tracks, there is little point in having a 21st century leader like Obama in a 20th century political system like Italy”. (Proprio come non ha alcun senso far viaggiare dei treni ad alta velocità su binari lenti, ha altrettanto poco senso avere un leader del XXI secolo come Barack Obama in un sistema politico del XX secolo come quello italiano).
L’avvento di un Barack Obama italiano? Sarebbe inutile. Andrebbe sprecato. Dovremmo smetterla di invocarlo, di aspettarlo. E non perché tra i palazzi romani un Obama non possa saltar fuori, ma perché di un Obama in questo Paese, in questo momento, non sapremmo proprio cosa farcene. Prima, c’è bisogno che il sistema cambi. E finalmente dia la parola ai giovani.
E’ più o meno (loro lo hanno scritto meglio) quello che sostengono Alessandro Fusacchia e Fabio Oliva, dell’associazione Rena, in un articolo per The Huffington Post, uno dei blog politici più letti negli Usa. (qui, la traduzione in italiano)